
Paolo, dove eravamo rimasti? Pensavo che un tema importante che attraversa ogni percorso di cura sia quello del silenzio, come quello che si può incontrare nelle tue opere, cosi come nell’incontro, ad esempio, con le opere di Claudio Parmiggiani,…questa esperienza la si può incontrare e vivere quando interrompiamo le nostre aspettative nei confronti dell’altro. Forse sarebbe meglio parlare di rifocalizzazione sonora, un suono diverso, più naturale rispetto al frastuono del nostro sguardo carico di pregiudizi e rumori.
Paolo Mezzadri
Mi rendo conto, col tempo, che il silenzio è l’unico vero antidoto alle brutture.
Non urla, non pretende, non spiega nulla.
Ti avvolge, semplicemente. È come entrare in un grande involucro trasparente, dove tutto finalmente tace. Lì dentro qualcosa cambia. Non serve sforzo, almeno per me: ci entro quasi senza accorgermene. E quando ci sono, sento arrivare le percezioni più sottili, quelle che accompagnano il viaggio, che ti fanno compagnia anche quando non c’è nessuno. È come se, in quel silenzio, una parte invisibile del mondo si facesse più vicina, come se presenze leggere, spiriti benevoli, camminassero accanto a me, senza rumore.
E allora capisco che non sono mai solo — solo immerso nel respiro del silenzio.
Ivan Paterlini
Un silenzio-ascolto davanti alle tue opere di ferro e ruggine dorata, così come si può vivere “ascoltando” 4’33” da John Cage. Silenzio-ascolto tendente a oltrepassare il rumore e la miopia della coscienza collettiva esasperata e satura di stimoli spesso percepiti solo come opportunità. Un suono più ricco, più vitale, più libero di ingaggiare altri sensi, più in sintonia con i ritmi che ricordano l’origine. Per origine intendo quel insieme complesso di significati inconsci familiari e culturali che planano su uno sfondo mitico e che sanno alimentare aree fantasmatiche non accessibili alla coscienza, ma che sono fortemente presenti, ad esempio, nel manifestarsi delle tue opere. Qualcosa che ci proietta all’inizio, ancora prima della nascita…
Paolo Mezzadri
Il silenzio è un cuscinetto sottile che ti permette di prendere fiato. Ti concede lo spazio per comprendere ciò che è stato e accogliere ciò che verrà. Nel suo respiro sospeso puoi raccoglierti, ritrovare il tuo nucleo più autentico, lasciando scorrere, senza trattenerle, le energie — positive o negative —che si agitano subito dopo ogni accadimento. Credo che la maturità di una persona si misuri anche così: nella capacità di abitare la neutralità del proprio silenzio.
Perché il silenzio non è assenza, ma un laboratorio segreto: un luogo dove le esperienze si mescolano, si ricompongono e diventano materia viva di consapevolezza.
Il silenzio è la nostra libreria primordiale, il luogo dove tutto è già accaduto e dove, allo stesso tempo, tutto può ancora germogliare. È lì che impariamo a guardare diversamente, a cogliere altre visioni, altre sfumature, altri attimi.
Ivan Paterlini
Le tue opere Paolo mi riconducono ad alcuni lavori significativi di Dubuffet, i Phénomènes, il più importate ciclo litografico dell’artista e una delle rappresentazioni più imponenti dell’informale materico, una sorta di resistenza radicale alle macchine e alle varie AI…siamo nella sfera dei contenuti cellulari, organici, genetici, lontano dai prodotti artificiali della “civiltà”. Guardando le tue sculture di ferro si sente l’urgenza di ricontattare una nuda umanità con i primi e fondamentali movimenti di vita. Una vocazione fenomenica dedita alla vita e ai vissuti, che non può prescindere dal corpo e da tutti i suoi organi sensoriali, anche per chi osserva e vive le tue opere. Vittorio Gallese, noto neuroscienziato, parlerebbe si simulazione incarnata. Il nostro sistema motorio non è solo esecutivo, ma anche percettivo. Vivere con il corpo dentro le tue opere e i tuoi movimenti, pur essendone fuori.
Paolo Mezzadri
Bella la simulazione incarnata…poi se ci pensi il silenzio nasce e si allena là dove finiscono le certezze, il silenzio è l’unico linguaggio comune ad ogni essere della terra; quando facevo il volontario a Lourdes capivo gli altri volontari che arrivavano da tutto il mondo in silenzio, usando come riferimenti occhi e mani
il silenzio è l’universo
L’osteria dove ti porterò è il silenzio, tu puoi estraniarti meravigliosamente, il rumore prodotto e’ il giornaliero non c’è superfluo,
non c’è prevaricazione.
Ivan Paterlini
L’osteria mi pare un bel luogo dove continuare…