Paolo Mezzadri
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La cara ombra

Febbraio 26, 2026 / no comments

Un dialogo tra Ivan Paterlini e Paolo Mezzadri

Paolo, oggi inizierei a parlare con te di processi di creazione. Una parola che spesso si usa, forse troppo, forse abusata. Ma quando diciamo “creativo”, di cosa stiamo parlando davvero? Per è una questione fondamentale fare ricerca e studi in questo ambito perché penso sia vicinissimo con il mio essere ed esercitare la professione di psicoterapeuta e psicoanalista… Cosa accade, dentro di te, quando ti scopri immerso in un processo creativo?

Paolo Mezzadri
Succede quando mi trovo dentro qualcosa che non conosco. Quando sto male, quando il dolore bussa forte, cerco una via per salvarmi — e la trovo solo attingendo al mio materiale interiore. Ma non è solo sintomo, sarebbe estremamente riduttivo… Creare è un modo di respirare sott’acqua. È il mio salvataggio e la mia visione.

Ivan Paterlini
È come se l’atto creativo fosse una riparazione — come se plasmando una forma esterna, risanassimo qualcosa dentro di noi.

Paolo Mezzadri
Sì. È come aggrapparsi al buio senza sapere cosa accadrà. Eppure, in quel non sapere, io mi ritrovo e trovo un senso. Quando lavoro con il ferro, sporco tutto. E quello “sporcare” mi fa bene. Perché mi riconosco in quella macchia: io stesso sono fatto di quella materia ruvida. Il ferro mi somiglia. Ne sento la voce familiare. E il dialogo che nasce tra me e lui è sincero — non c’è giudizio, solo presenza.

Ivan Paterlini
Nel processo creativo, allora, c’è anche un incontro con l’ombra. Tu la chiami “sporco”. È come se l’arte unisse la bellezza e la parte silenziosa e oscura, da cui tutto nasce.

Paolo Mezzadri
Io la chiamo la cara ombra. È solo quando la incontro che inizio a calmarmi. Parto da una ferita, ma quando intravedo la cara ombra sento che posso finalmente lasciarmi andare, creare. Sempre con lentezza, come un passo e poi un silenzio. Perché la cara ombra è fragile, potrebbe dissolversi in ogni momento.

Ivan Paterlini
L’ombra non è solo oscurità. È anche memoria dei primi anni, delle presenze antiche che ci hanno forgiati. Memorie che si annidano nel corpo, come fili invisibili. E forse, nel creare, andiamo a ripescare proprio quel mondo primordiale: fatto di gesti, calore, suoni, luci perdute.

Sì… Credo che il mio dolore o il mio percepire il mondo sia un passaggio obbligato verso quella cara ombra. È il rito d’ingresso, è un rito .

Ivan Paterlini
È l’attivazione simbolica, direi, come le parole dei poeti che si sentono nel corpo per farci vedere il cielo.

Paolo Mezzadri
Esatto. Senza quel dolore iniziale, non comincio. Ci sono settimane — a volte mesi — in cui cerco la mia ombra, ma non posso richiamarla. Arriva solo quando vuole.

Ivan Paterlini
Sai, i figli di Bergman, il grande regista, raccontano che il padre, quando smise di sentire i suoi sintomi spesso ossessivi e molto condizionanti, smise anche di fare cinema. Forse la creatività è anche una memoria antica, che passa di generazione in generazione, silenziosa. E qualcuno, a un certo punto, sente il bisogno di darle voce

Paolo Mezzadri
Sì. Io potevo rimanere bloccato nel malessere, ma scavando ho scoperto che la cara ombra era sorella, era amica, era parte di me, mi rivedo in altro modo.

Ivan Paterlini
Allora l’opera non è un sintomo del dolore, come qualcuno potrebbe pensare. È qualcos’altro: uno scarto, un ponte tra la ferita e la sua trasformazione. È in quello spazio che nasce e nutre, lo spazio sacro del creare.

Paolo Mezzadri
Sì, il dolore è solo lo spogliatoio dove mi cambio, per entrare in un altro mondo. Senza passare di lì, non potrei cominciare.

Ivan Paterlini
Nelle tue opere sento anche l’eco del gioco — quella forza che sembra infantile, ma è serissima. Come se dentro l’artista vivesse un bambino che continua a giocare, a giocare, a giocare…per comprendere sempre meglio la vita, o forse solo per avvicinarla un po’ di più.

Paolo Mezzadri
Mi tocca molto quanto stai dicendo. Io gioco ancora con i miei giochi. Mi salvano. Mi riportano indietro, ma anche avanti. Ogni mio oggetto nasce per essere giocato. Il gioco mi fa respirare.

L’adulto spesso non capisce: spostare un oggetto da una parete all’altra per lui è fatica, per un bambino è creazione.

Ivan Paterlini
Nel gioco un oggetto diventa universo: il piccolo si fa grande!

Paolo Mezzadri
Se mantieni dentro di te il gioco, vedi mondi ovunque: una nuvola, una crepa nel muro, un granello di sabbia. Tutto diventa possibilità, un gioco possibile.

Ivan Paterlini
E i sogni? Come si intrecciano con l’ombra e il gioco nella tua vita creativa?

Paolo Mezzadri
Nei miei sogni ci sono sempre i miei giochi. Anche nei più spaventosi, trovo una scatola di soldatini o una macchinina. Il gioco calma il buio. È come se mi permettesse di guardare l’inguardabile, senza esserne travolto.

Ivan Paterlini
Attraverso il gioco, possiamo dunque parlare anche dell’ombra. È un linguaggio universale che ci consente di “giocare” con l’ombra.

Paolo Mezzadri
Sì. Il gioco unisce le persone. È condivisione, è riparazione, è corpo e accettazione dell’errore.

Ivan Paterlini
Dunque: imperfezione.

Paolo Mezzadri
Totale. Il gioco è l’imperfezione totale. Quando giochi, le cose cadono, si rompono… ma non importa: cadere fa parte del ritmo.

Ivan Paterlini
Allora tu cerchi l’interezza, non la perfezione.

Paolo Mezzadri
Già. La perfezione non la capisco. È una lingua che non ho imparato. Ci sono le grande opere del passato che forse richiamano un’idea geometrica di perfezione, ma io non le capisco.

Per me, uno più uno è… blu.

Ivan Paterlini
Blu?

Paolo Mezzadri
Sì. Uno più uno è blu.

Ivan Paterlini
È un bel blu.

Paolo Mezzadri
È un bellissimo blu.

Ivan Paterlini
Quindi, la vita, vista attraverso l’arte, non si misura con numeri. È esperienza, è circolarità, è respiro che si rinnova come una tenda che monti e smonti ogni giorno.

Paolo Mezzadri
Sì… È una bella pagina

Sì, una pagina da cui, magari, ripartiremo la prossima volta.

Paolo Mezzadri
Con grande piacere!

 

Nel laboratorio del silenzio

Febbraio 26, 2026 / no comments

Paolo, dove eravamo rimasti? Pensavo che un tema importante che attraversa ogni percorso di cura sia quello del silenzio, come quello che si può incontrare nelle tue opere, cosi come nell’incontro, ad esempio, con le opere di Claudio Parmiggiani,…questa esperienza la si può incontrare e vivere quando interrompiamo le nostre aspettative nei confronti dell’altro. Forse sarebbe meglio parlare di rifocalizzazione sonora, un suono diverso, più naturale rispetto al frastuono del nostro sguardo carico di pregiudizi e rumori.

Paolo Mezzadri
Mi rendo conto, col tempo, che il silenzio è l’unico vero antidoto alle brutture.

Non urla, non pretende, non spiega nulla.

Ti avvolge, semplicemente. È come entrare in un grande involucro trasparente, dove tutto finalmente tace. Lì dentro qualcosa cambia. Non serve sforzo, almeno per me: ci entro quasi senza accorgermene. E quando ci sono, sento arrivare le percezioni più sottili, quelle che accompagnano il viaggio, che ti fanno compagnia anche quando non c’è nessuno. È come se, in quel silenzio, una parte invisibile del mondo si facesse più vicina, come se presenze leggere, spiriti benevoli, camminassero accanto a me, senza rumore.

E allora capisco che non sono mai solo — solo immerso nel respiro del silenzio.

Ivan Paterlini
Un silenzio-ascolto davanti alle tue opere di ferro e ruggine dorata, così come si può vivere “ascoltando” 4’33” da John Cage. Silenzio-ascolto tendente a oltrepassare il rumore e la miopia della coscienza collettiva esasperata e satura di stimoli spesso percepiti solo come opportunità. Un suono più ricco, più vitale, più libero di ingaggiare altri sensi, più in sintonia con i ritmi che ricordano l’origine. Per origine intendo quel insieme complesso di significati inconsci familiari e culturali che planano su uno sfondo mitico e che sanno alimentare aree fantasmatiche non accessibili alla coscienza, ma che sono fortemente presenti, ad esempio, nel manifestarsi delle tue opere. Qualcosa che ci proietta all’inizio, ancora prima della nascita…

Paolo Mezzadri
Il silenzio è un cuscinetto sottile che ti permette di prendere fiato. Ti concede lo spazio per comprendere ciò che è stato e accogliere ciò che verrà. Nel suo respiro sospeso puoi raccoglierti, ritrovare il tuo nucleo più autentico, lasciando scorrere, senza trattenerle, le energie — positive o negative —che si agitano subito dopo ogni accadimento. Credo che la maturità di una persona si misuri anche così: nella capacità di abitare la neutralità del proprio silenzio.

Perché il silenzio non è assenza, ma un laboratorio segreto: un luogo dove le esperienze si mescolano, si ricompongono e diventano materia viva di consapevolezza.

Il silenzio è la nostra libreria primordiale, il luogo dove tutto è già accaduto e dove, allo stesso tempo, tutto può ancora germogliare. È lì che impariamo a guardare diversamente, a cogliere altre visioni, altre sfumature, altri attimi.

Ivan Paterlini
Le tue opere Paolo mi riconducono ad alcuni lavori significativi di Dubuffet, i Phénomènes, il più importate ciclo litografico dell’artista e una delle rappresentazioni più imponenti dell’informale materico, una sorta di resistenza radicale alle macchine e alle varie AI…siamo nella sfera dei contenuti cellulari, organici, genetici, lontano dai prodotti artificiali della “civiltà”. Guardando le tue sculture di ferro si sente l’urgenza di ricontattare una nuda umanità con i primi e fondamentali movimenti di vita. Una vocazione fenomenica dedita alla vita e ai vissuti, che non può prescindere dal corpo e da tutti i suoi organi sensoriali, anche per chi osserva e vive le tue opere. Vittorio Gallese, noto neuroscienziato, parlerebbe si simulazione incarnata. Il nostro sistema motorio non è solo esecutivo, ma anche percettivo. Vivere con il corpo dentro le tue opere e i tuoi movimenti, pur essendone fuori.

Paolo Mezzadri
Bella la simulazione incarnata…poi se ci pensi il silenzio nasce e si allena là dove finiscono le certezze, il silenzio è l’unico linguaggio comune ad ogni essere della terra; quando facevo il volontario a Lourdes capivo gli altri volontari che arrivavano da tutto il mondo in silenzio, usando come riferimenti occhi e mani
il silenzio è l’universo

L’osteria dove ti porterò è il silenzio, tu puoi estraniarti meravigliosamente, il rumore prodotto e’ il giornaliero non c’è superfluo,
non c’è prevaricazione.

Ivan Paterlini
L’osteria mi pare un bel luogo dove continuare…

 

Volumnia

Giugno 17, 2025 / no comments

Dal 20 giugno al 26 luglio 2025 – PIACENZA

LUOGO: Volumnia

INDIRIZZO: Chiesa di Sant’Agostino, Stradone Farnese 33 a Piacenza

ORARI: Evento inaugurale dal tramonto del 20 giugno al tramonto del 21 giugno

CURATORI: Antonello Marotta

SITO UFFICIALE:http://https://volumnia.space/it/esposizione/dario-costi-paolo-mezzadri/

Dario Costi, Paolo Mezzadri
LA MATERIA DELLA LUCE
Piccoli oggetti per abitare il mondo

A cura di Antonello Marotta | Allestimento Studio MC2AA | Catalogo per LetteraVentidue

Presso Volumnia (Chiesa di Sant’Agostino, Stradone Farnese 33), si terrà la mostra “La materia della luce. Piccoli oggetti per abitare il mondo”, curata da Antonello Marotta. L’evento inaugurale si svolgerà dal tramonto del 20 giugno al tramonto del 21, in occasione del solstizio d’estate.

Il progetto artistico

La mostra nasce dal dialogo tra l’architetto Dario Costi e l’artista Paolo Mezzadri. Il primo esplora la luce come elemento compositivo e spirituale; il secondo lavora sul metallo e la sua trasformazione nel tempo. Le loro ricerche si incontrano in un’esposizione che coniuga arte, design e architettura.

La collaborazione tra i due autori

Costi e Mezzadri si conoscono durante una mostra della Fondazione Cariparma e da allora collaborano su vari progetti, tra cui Parma città d’oro e Mare Nostrum. Le loro creazioni uniscono scultura e architettura in un linguaggio poetico e simbolico.

L’allestimento della mostra

La mostra sarà inaugurata il 20 giugno e durerà 24 ore. Saranno esposte piccole sculture nelle navate, una grande installazione nella crociera, e oggetti di design nel coro. Tutti i pezzi sono in tiratura limitata, firmati dai due autori.

Luce, pieghe, materia

Il fulcro dell’allestimento è l’interazione tra geometria, luce e materia. Le opere in metallo dialogano con i raggi solari del solstizio, restituendo una poetica espressiva che unisce funzione e bellezza.

I contributi in mostra

Le opere in mostra sono frutto della sinergia tra disegno architettonico e interpretazione artistica. Ogni oggetto nasce da un principio progettuale che prende forma in materiali differenti, assumendo identità uniche. Il design non è industriale, ma artistico e relazionale.

Biografia di Dario Costi

Professore ordinario all’Università di Parma, Costi è attivo nella progettazione urbana e nella ricerca accademica. Nel suo studio MC2AA si occupa di architettura sociale e rigenerazione urbana.

Lo Studio MC2AA

Dal 2001, Costi e Simona Melli operano attraverso lo Studio MC2AA, con un focus sulla progettazione di spazi per la collettività, unendo dimensione sociale e architettonica.

Biografia di Paolo Mezzadri

Cremonese, nato nel 1966, Mezzadri fonda MyLab Design e poi Metallifilati. La sua arte nasce dal lavoro con il metallo e dall’intento di dare forma a emozioni attraverso la materia.

Il curatore: Antonello Marotta

Architetto e professore, Marotta è il curatore della mostra. Esperto di contaminazione tra arti, ha facilitato il dialogo tra Costi e Mezzadri, collaborando anche all’allestimento.

Il contributo psicoanalitico

Ivan Paterlini, psicanalista, offrirà un’interpretazione critica in catalogo, analizzando le opere come espressione dell’inconscio creativo, con riferimenti alla sua produzione teorica.

L’allestimento

L’architetta Simona Melli, insieme ad Antonio Villa e lo Studio MC2AA, ha progettato l’allestimento negli spazi della chiesa sconsacrata, integrando le opere con l’ambiente storico di Volumnia.

La sonorizzazione dell’allestimento

Il musicista e architetto Fabio Capanni ha creato una composizione originale per la mostra. La sua esperienza nella musica ambient e sperimentale arricchirà l’esperienza sensoriale della visita.

La notte del Solstizio

La notte tra il 20 e il 21 giugno sarà il cuore dell’evento: una comunità temporanea abiterà Volumnia tra buio e luce. La sonorizzazione sarà intervallata da interventi teatrali e di danza, offrendo momenti di riflessione sulla relazione tra luce e umanità.

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Tempo

Giugno 12, 2025 / no comments

Gli spazi come il tempo risuonano a metà, l’altro pezzo, l’altro momento l’altro istante appartiene a noi, siamo noi il senso del tempo completo e dello spazio

un lavoro

ecco il tempo è un lavoro

quasi metodico

meticoloso

talvolta estremamente casuale

direi fragile

il tempo è una porzione, un pezzo di ogni nostro gesto di ogni nostro – atto –

e lo spazio anima che lo contiene vibra e restituisce profondità e talvolta necessario smarrimento

smarrimento necessario

necessario per dialogare con i propri dubbi e nascosti sogni.

Nino

Il tempo come gli spazi.

Ariapiuma fra gli spigoli dei sogni in attesa. Ti ho visto! Puoi uscire.

Se esci ti prendo per mano. E andiamo lontano.

Guarda su, c’è un altro mondo. Andiamo di là e qualche volta ancora più su, dove l’aria si respira con gli occhi, e le mani e il naso.

E andiamo. Che è un altro tempo. Un altro spazio.

Il tempo è solo il tempo. Lo spazio si muove come un’onda e sorride.

L’altro pezzo siamo noi.

Laura

paolomezzadri.com / IG: paolo.mezzadri

PAOLO MEZZADRI – TEMPO/

Venerdì 20 Giugno 2025_ Venerdì 5 Settembre 2025
Feat. House
Via Giuseppe Giacosa, 15
Torino, Italia

tempo-retro

Lausanne Art Fair

Settembre 14, 2023 / no comments

Lausanne Art Fair, locandina

Dialogo con Paolo Mezzadri

Giugno 16, 2023 / no comments

Dialogo con Paolo Mezzadri

Tratto da: https://www.ivanpaterlini.it/component/easyblog/dialogo-con-paolo-mezzadri?Itemid=101 

Nino scritto ieri…ti amo tutti i secondi ma non saprei come amarti per un minuto

Paolo Mezzadri: Mi sono emozionato molto leggendo il tuo articolo sulla mia opera “Il gioco e il tempo”. Come se avessi il telepass per arrivare all’anima della mia arte; mi ha provocato un senso di benessere: ho capito che non si è mai totalmente soli perché a diverse stratificazioni e consapevolezze, apparteniamo. Per un artista che ha perso la fede da molto tempo, non è poco.

Ivan Paterlini: cosa intendi dire Paolo “ho perso la fede”?

P: Anzitutto è il titolo che vorrei dare ad una mia opera futura che sto immaginando. E’ una questione apparentemente contraddittoria. Ho perso la fede perché sono diventato adulto e questo ha interrotto il mio rapporto con i sogni e la magia per la vita. I sogni sono così delicati che non puoi raccontarli a tutti, poi però c’è la mia opera che è intrisa di sogni e di desideri più o meno consapevoli. Potrei dirti che la mia opera resiste quando dico di aver perso la fede, resiste in me una fede inconscia, penso.

I: Spesso ci sono immagini così indelebili (nel bene e nel male) e formative nelle nostre biografie che non accettano revisioni, resistono e si difendono in entrambi i sensi: mantengono e perdono la fede. Poi penso alla dimensione umana dell’essere che non si può né cedere né scambiare con nulla. Resiste istintivamente.

P: Sì, mi pare azzeccata. Nella via della mai infanzia a Cremona, quotidianamente salutavo le tante persone che sentivo appartenere alla mia vita, mi riconoscevano e io mi sentivo parte di quella via/vita. Dal meccanico, alla Bice, al colorificio, all’edicolante per le figurine e loro si interessavano veramente alla vita di quel bambino che poi è diventato un adolescente, un giovane adulto…ora non c’è più nessuno. Ora è tutto chiuso, o meglio, è tutto uguale.

I: Sembrerebbe esserci una doppia malinconia: del passato e del futuro. P: Forse la malinconia delle piccole cose e degli scarti. La mia opera è fatta anche di scarti e di puntelli. Io penso che la psicoanalisi si caratterizzi principalmente nella valorizzazione degli scarti, scarti preziosi. Sono le opere che amo di più. Ho dedicato buona parte della mia ricerca e dei miei scritti a dimostrare che l’analisi si fonda su un processo dinamico-creativo ed estetico in senso etimologico. Un po’ come i materiali che usi nella costruzione delle tue opere.

P: Si…in “ho perso la fede” vorrei utilizzare il lino. Lino come materiale leggero, come seconda pelle, un viaggio, il profumo delle spezie, consumato, tagliato, ordinato sopra strutture sgraziate in ferro. Lo sto immaginando così: lino come stratificazioni di fragilità. Nelle mie opere la fragilità è immensamente presente. Ma anche dei tavoli di legno lunghissimi e sopra migliaia di barattoli con dentro lettere: una, mille. I nostri pensieri e le nostre narrazioni non scadono mai, devi solo cercare il tuo barattolo, non si deteriora nulla, non so come, ma ci sono. Queste sono le prime idee.

I: Penso alla vulnerabilità e alla fragilità di quel bambino di cui parlavi, sempre aperto al cambiamento e alla vita. Ma anche alla fragilità come una questione ontologia, che appartiene costitutivamente all’umano. La tua opera Radice parla proprio di questo se non sbaglio.

P: Esatto! L’ho presentata in questo modo: ” Immagino tempi dove le fragilità possano diventare virtù e dove le pieghe, le curve e le disagevoli mulattiere dell’anima diventino percorribili racconti e incontri”.

I: La sensazione fisica che si ha a contatto con il tuo materiale, con la tua materia, sembra mettere insieme il vuoto e il pieno, l’ineffabile. Nelle tue opere si sente la presenza fisica e corporea del ferro e della terra.

P: l’opera non parla solo della biografia, parla di tanto altro e gode di ampia autonomia, però in questo caso il ricordo di mio nonno fabbro mi pare troppo evidente e forte. Mio nonno batteva il ferro, faceva il maniscalco e il fabbro. Mi diceva che il ferro non fa rumore se lo batti bene, ascoltandolo non sentivi dissonanze perché lui lo batteva piatto il ferro. Il ritmo che trovava era straordinario. Ho ideato anche un’opera che parla di lui, di noi.

I: Paolo, tu lavori in un posto straordinario, un castello, il castello di Montanaro. Ho l’impressione che tu lo stia difendendo con la tua arte dall’oblio e dall’abbandono.

P: Io vivo in un castello abbandonato del 1070 con ottanta stanze che da 1945 al 1975 fu un educatorio che ospitava bambini, soprattutto orfani che imparavano anche un lavoro. Sento i bambini che corrono e chiedo loro d’essere benevoli con me perché non sono li per saccheggiare, ma per creare. Ho bisogno di vuoti e non di pieni accatastati e solo in quel posto posso trovarli. Questo castello è un bambino che mi aspetta, sempre, per giocare. Per me il gioco è un motore creativo e mi commuove. È tutto così gratuito e autentico.

I: Nelle tue opere, si sente l’urgenza e la necessità di un ritorno a un’etica autentica, che riesca a far coabitare l’uomo col suo limite senza l’anestesia e la narcosi delle cose senza ricordi, del tutto intercambiabile, del troppo pieno bulimico della società contemporanea. Guardo la borsa di lavoro di Paolo, dove conserva bozze, schizzi estemporanei, pensieri che passano. E’ straordinaria: serissima ma nello stesso tempo improbabile, con una maniglia di ferro; gli chiedo se posso provarla. Sento nella mano sensazioni di dolore e di piacere, di leggerezza e pesantezza, di antico/antichissimo e di futuro, sento in un dettaglio la presenza di un artista alla ricerca di un linguaggio condivisibile, soprattutto con i tanti bambini dentro ognuno di noi.

 

Arte

Marzo 13, 2023 / no comments

ARTE!

Giovedì 9 marzo 2023, Corso Genova 28, Milano

Fondata nel 2004 da Federica Ghizzoni con il nome Spazioinmostra, la galleria si è sempre dedicata alle più recenti ricerche nell’ambito dell’arte contemporanea. La particolare attenzione ai nuovi linguaggi visivi che, dalla fine degli anni ’90 fino ad oggi, sono stati dei protagonisti simbolici in ambito italiano e internazionale, è stato un focus preciso e accurato della galleria. Federica Ghizzoni ha infatti ricercato, sperimentato e messo in mostra artisti di matrice pop e di provenienza della street art toccandone i più diversi media.

Home

iStanze

Marzo 13, 2023 / no comments

Mistero è la parola chiave per questa mostra al castello di Montanaro

che fin dall’undicesimo secolo ha visto il susseguirsi di casati importanti, se ne contano almeno cinque, che dentro a queste mura hanno attraversato settecento anni di storia, fino a quando il castello fu utilizzato come base d’appoggio dalle truppe austro-russe durante la campagna d’Italia contro Napoleone.

 

Nel novecento, durante il fascismo, viene ceduto alla G.I.L (Gioventù Italiana del Littorio), prima della nuova destinazione a carattere assistenziale, che ha avuto il merito di istruire e avviare al lavoro i ragazzi rimasti orfani a seguito della guerra. La quantità di posizioni anche contraddittorie che il castello ha assunto in più di un millennio di storia hanno caricato di fascino la struttura, capace di alimentare fortemente l’immaginazione degli artisti.

La mostra, organizzata dall’associazione 21 di Lodi, in collaborazione con la famiglia Spaggiari, nuovi proprietari del castello e grandi mecenati d’arte, presenta il lavoro di 23 artisti, che senza un tema, senza una vera e propria curatela, sono stati chiamati ad allestire la propria stanza, con il loro linguaggio unico e con metodi comunicativi differenti. Oltre alla distanza espressiva delle varie opere, tra pittura, fotografia, installazione, disegno e scultura, si aggiunge quella generazionale, in cui vengono rappresentate tutte le decadi, dagli artisti giovani a quelli con un passato importante in Italia e all’estero.

Le stanze del castello, tutte a loro modo intriganti, hanno stimolato la creatività degli artisti, che all’interno della loro abituale ricerca hanno trovato un posto per entrare in dialogo con l’edificio, per continuità o per contrasto, permettendo alla struttura di ritrovare i fasti di un tempo. Il pubblico in visita alla mostra è chiamato a molteplici sollecitazioni: il peso storico e le sue vicende umane, la suggestione architettonica del castello con le sue stanze decorate e le “iSTANZE” contemporanee degli artisti. Impossibile uscire indifferenti da questo evento.

Presentazione iSTANZE (.pdf)

Castello di Montanaro – Comune di S.Giorgio Piacentino – Orari: Domenica, dalle 11:30 alle 18 e su appuntamento INFO: Roberta Castellani 3382531126

Truly Italian Roots

Febbraio 9, 2023 / no comments

Tredici Storie di eccellenze italiane

Truly Italian Roots, Ed. Rizzoli, si propone come una raccolta di emozioni e di racconti, narrati da personaggi che condividono con Gaggia la stessa curiosità e la stessa passione per la qualità.

Il ferro come materia, il fuoco come elemento, la passione come motore, la scultura come sfida, Nino come alter ego che racconta Paolo. L’universo creativo di Paolo Mezzadri affonda le sue radici nella tradizione artigiana del nonno maniscalco e specialista del ferro battuto. Prende poi forma nell’azienda di famiglia legata alla lavorazione delle lamiere di metallo e si nutre delle immagini fantasiose che affiorano alla mente dell’artista/artigiano che, fin da bambino, sognava di fare l’archeologo esploratore.

Il suo lavoro di imprenditore e la sua formazione scolastica, “fatta di numeri, formule, rette e parallele”, come racconta, “si stavano mangiando un po’ alla volta

Paolo”. Così ha cominciato ad ascoltare “le lettere e i pezzi di scarto del ferro” e la voce di Nino, quel personaggio alternativo e fuori dagli schemi che gli risuonava in testa.

“Ho iniziato a usare il ferro per lavoro e non per passione.

La passione è arrivata dopo, quando per me il ferro era ancora un pezzo, un numero, semplicemente un grande contenitore con un codice, una targhetta e, talvolta, un ciclo di verniciatura. Molte volte mi sono perso guardando pezzi tutti uguali… anzi conformi, come spesso mi veniva detto, tanto uguali e tanto perfetti da non avere un’anima.

Disegnati per essere usati e non per essere guardati, per essere puliti e non per essere annusati.”

Il suo percorso di scultore si ritrova nelle stanze del Castello di Cadeo – o Cadio, Cà Deo – risalente al 1300: un luogo importante sulla via consolare Emilia e una tappa del percorso francigeno tra Piacenza e Fidenza. Qui, nel silenzio della campagna piacentina, rotto solo dal rintocco delle campane che segnano le ore e dal cicaleccio delle oche che si muovono come una falange bianca rumorosa e disordinata, alloggiano i suoi pezzi d’affezione. Da una stanza all’altra, il percorso accoglie le sue sculture come le diverse versioni della Radice in ferro grezzo che si alza in un equilibrio instabile fino a quasi 3 metri di altezza…

Crediti

Ph. Stefania Giorgi Instagram @giorgistefi

Videomaker. Leonardo Mariani Instagram @leomariani18

Testi. Laura Maggi Instagram @lallimaggi

Azienda. Gaggia Instagram @gaggiamilano

Monica Milanovich Instagram @milkmo2010

Claudia Viola Instagram @cla.viola

Casa editrice. Rizzoli International Instagram @rizzolibooks

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Paolo Mezzadri

Febbraio 8, 2023 / no comments

Paolo Mezzadri: Nasce a Cremona nel 1966 dove vive e lavora

Dopo una lunga esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, nel 2010 decide di intraprendere un percorso nuovo e sicuramente molto creativo ed apre prima MyLab Design ed in seguito Metallifilati.

Come recita il nome stesso dell’azienda ” il sogno” è di poter realizzare, vivere e condividere emozioni partendo dalla semplicità del gesto… il gesto di un laboratorio mentale (e non solo), dove provare, sperimentare, incontrare ed attraversare elementi concreti con elementi assolutamente visionari. Partecipa ad Euroflora e al Salone Nautico di Genova con elementi d’arredo ed oggettistica, al MACEF, al Fuorisalone di Milano e ad Home Garden di Milano, con oggetti che si caratterizzano per varietà di proposta.

Il punto di partenza è il ferro: la sua origine e la sua storia, personale e artistica. La forza è il punto d’arrivo: in mezzo forme piegate, contorte, tagliate, concave e convesse, levigate o arrugginite. Paolo Mezzadri è attratto dallo “sbaglio di natura” per dirla con Montale, da quell’anello che non tiene e che fa andare oltre, fa scoprire ciò che la materia tiene tutto per sé e svela solo ai più attenti, ai curiosi, a chi non teme la rivelazione.

Le lettere: facile chiamarle lettere, facile pensare che siano solo parti di un codice comunicativo. Chi lo dice che le lettere dell’alfabeto sappiano sempre cosa dire? Si aggrovigliano, a volte, le lettere dell’alfabeto: dentro di noi, nella nostra testa, nel nostro cuore e vorrebbero dire ma non ci riescono, perchè spesso quello che hai dentro è così urgente che vorrebbe uscire tutto insieme e allora le lettere non fanno in tempo a scrivere, a scriversi… Le lettere di Paolo Mezzadri spesso sono in caduta libera o si aggrovigliano o sono inscritte in squadrati cubi assemblati in un’installazione che parla di esami, della sensazione di essere sempre sotto esame e di non voler più stare a questo gioco disumano del “chi è il più bravo”.

E allora si urla: quando non se ne può più, si urla da un megafono tutto ciò che si ha in corpo e l’urlo si deposita e si deforma, anzi si fa forma, contorta, piegata dall’urto/urlo, dolore che diventa solido, voce che si fa ferro e che si piega con la stessa forza di un enorme pugno nello stomaco. Perchè spesso l’urlo, per farsi sentire, davvero, prima deve farsi vedere, deve rendersi tattile, deve fare male, deve essere fisico, deve farsi materia e poi farsi sentire, in un paradossale gioco sinestetico.

E solo quando l’urlo si è fatto vista e udito insieme, quando ha dato sfogo a tutta la sua fisicità, solo allora l’urgenza espressiva lascia il posto alla sedimentazione, all’ironia affilata, al rasentato, garbato sarcasmo degli omini in scalata, delle forme umane che a fatica cercano di alzarsi e camminare su una superficie che sembra trattenerle. Essi sono la riflessione su ciò che siamo, urli a parte. Trappole intrappolate in una società che ci pone costantemente sotto esame, che ci vuole rampanti, poco importa se baroni o no, e che ci riduce a fragili esseri informi nel magma dei nostri stessi pregiudizi, ironicamente leggeri nella nostra scalata, altrettanto ironicamente  in equilibrio instabile nella nostra imminente, rovinosa caduta.

È uno sguardo disincantato sulla realtà, sul nostro frenetico arrabattarci che ci fa perdere continuamente tempo, che non ci fa vivere il presente presi come siamo dall’ansia per il nostro futuro; uno sguardo ironico e benevolo su quell’esserino piccolo piccolo che è l’uomo per cui Mezzadri nutre il più grande, smisurato amore.

MOSTRE PERSONALI

Realizza per il gruppo IMPREGILO, il segnalibro in occasione della presentazione del tracciato della nuova tangenziale esterna di Milano; ha esposto a Febbraio 2012 all’evento “Arte Cremona”, nel 2013 alla manifestazione “Arte Piacenza” e ultimamente alla mostra di “Arte Accessibile” di Milano.

Ha collaborato con il comune di Paratico e i suoi “Giocolieri” ora arredano lo splendido lungo lago. 

Nel novembre 2014 si è tenuta la sua prima mostra personale negli spazi della Fondazione San Domenico di Crema.

Dal 1 maggio al 18 ottobre 2015 partecipa a Summer Art, presso il JW Mariott Venice Resort & Spa sull’Isola delle Ros,e nella laguna di San Marco a Venezia – Progetto Venezia 2015: Sculture nel Parco (mostra collettiva).

Dal 29 agosto al 20 settembre 2015 ha partecipato con alcune opere all’VIII Biennale di Soncino. Le sue opere sono esposte in modo permanente negli spazi di una vecchia Filanda a Soresina (Cr).

Dal 10 Ottobre all’8 Novembre 2015 ha partecipato alla mostra Real Visuali a Savona.

Dal 3 al 15 Dicembre 2015 URBAN HUB COLLECTIVE : “Please leave your world here” alla Fabbrica del Vapore, a Milano.

Dal 12 al 14 Marzo 2016 ARTE Cremona, fiera d’arte contemporanea e moderna

Dal 22 al 30 Ottobre 2016, “Situazioni Contemporanee”, a Villa Tasca, Brembate (Bg)

Dal 26 Ottobre al 28 Novembre 2016, “Talk is Cheap”, presso Spaziocorsocomo9, a Milano.

Dal 11 al 13 Marzo 2017, “Arte Cremona 2017”.

Dal 26 agosto al 24 settembre 2017 Biennale di Soncino anche per il 2017, la IX edizione. 

25 agosto – 23 settembre 2017, Centro Formazione Arti Visive, Piazza Guerrazzi, Cecina (LI), IL PESO DELLE COSE a cura di Francesco Mutti

Il 29-30 settembre ed il 1 ottobre 2017. Progetto: Dehor Design Your Horizon Ad Oticolario, Villa Erba, Cernobbio (Lago di Como) 

Novembre-Dicembre 2017 Lettere Fuori Luogo, Pikidi Arte, Via Damiano Chiesa, Cremona

8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019 Art Adoption New Generation 2018 in collaborazione con Cortona Sviluppo con il patrocinio del Comune di Cortona IL GIOCO è il TEMPO AUDITORIUM SANT’AGOSTINO via Guelfa, 40 Cortona (Ar)

Dal 6 aprile al 19 maggio 2019. Parma 360 Festival della creatività contemporanea, 

Dal 6 luglio al 30 settembre 2019 Tempo Limitato Storie di cose e di incontri non sempre casuali Pietrasanta (LU)

Settembre 2021 Parma Città D’Oro

Settembre 2021 in Sicilia a Noto, Art In The Bin

Dal 1 marzo al 25 marzo 2022 Galleria Federica Ghizzoni, Milano. La fragilità non inquina

Dal 29 settembre al 20 ottobre 2022  Lausanne Art Fair 29 Sep 2022 – 02 Oct 2022 https://www.art3f.fr/en/lausanne-art-fair-en/

Dal 2 al 5 febbraio 2023 BOOMing Contemporary Art Show, Bologna.

Dal 14 al 16 aprile 2023 art3f, Zurich. Internation Contemporary Art Fair.

Maggio 2023 Galleria Federica Ghizzoni, Milano. Together

28 Settembre – 1 Ottobre 2023 Lausanne Art Fair, 6a Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea 

5 Ottobre 2023 – 15 Dicembre 2023 V Bienal del Sur, Venezuela

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