Il Gioco è il Tempo, a Parma 360 Festival

aprile 24, 2019 / no comments

“Il gioco è il tempo” istallazione in ferro di Paolo Mezzadri nel cortile interno dell’Antica farmacia di Parma, è un’opera sublime, se per sublime intendiamo l’interdipendenza di luce e ombra in ogni accadimento umano.

Sublime perché sa destare sentimenti legati al limite del tempo, del tempo che ci rimane e di quello trascorso pro-vocati dall’antico e decadente edificio che ospita e accoglie l’opera, insieme al gioco come gesto infinito che si ripete e si ricrea istintivamente per ogni bambino che si affaccia alla vita; un sentimento di impotenza si alterna al punto di massima estensione illusoria in cui il gioco si affaccia al baratro senza rompere l’incantesimo della vita.

Levinas scriveva che il soggetto è ostaggio. È ostaggio del suo corpo,  è ostaggio della vecchiaia e della caducità. Le soluzioni per evitare la prigionia sono multiple: dalla follia che non accetta e inventa un altro gioco, incomprensibile.
Nabokov in “Un paese sinistro”  dona la follia ad un personaggio per sollevarlo da un’angoscia atroce, quel pensiero dominante che sa escludere il mondo.
Tolstoj nel racconto “le memorie di un pazzo” narra la stessa fuga, le stesse dinamiche. I meccanismi difensivi sono un’altra soluzione:  rimuovono la consapevolezza d’essere prigionieri attraverso anestesie e dipendenze che assumono centralità e “senso”.

E poi Il gioco, dinamica che creando, ferma il tempo nell’esercizio della sospensione. Ognuno di noi conserva in sé quel luogo magico di creazione e di sospensione che a partire da un’inquadratura dal basso (la visione del bambino) reagisce al mondo, prolungando un paradiso perduto attraverso un gesto, estetico.
È quel luogo che Mezzadri ci sollecita a ri-contattare. L’occhio del poeta è l’occhio che sa attraversare il limite trasformandolo, così come l’occhio del bambino sa reagire al troppo grande e pericoloso trasformandolo. Il gioco quindi come assenza di tempo perché non invecchia mai, come l’arte del resto. Nel tempo del gioco, il tempo nulla può.

Scrive di sé Paolo Mezzadri: “Il ferro per me profuma di nostalgia e quello arrugginito di storia. Ho spesso trovato nel contenitore delle non conformità… quello con la targhetta rossa, così chiara e visibile da essere insopportabile, un senso anche per me… ecco io sono una “non conformità”. Inizio così la mia storia, una storia nata con i pezzi di scarto… Immaginando e provando… Sbagliando tantissimo, forse troppo, ma mai con metodo.”

La possibilità quindi di dislocarci, di aprire lo sguardo verso inediti riflessi, inventarci una nuova vita, nuove possibiltà, passa nel saper riconoscere lo scarto del collettivo, il fuori campo, il piccolo. Lo sviluppo di uno sguardo periferico è ciò che sollecita soprattutto l’opera di Mezzadri, che a partire dal ferro, materia che sa resistere e nello stesso tempo arrendersi al tempo, ci obbliga a vedere negli anfratti della vita, nelle fessure, nei luoghi dove lo sguardo fatica a posarsi e a pensarsi…ma questa, tra le tante, è proprio la funzione dell’arte e del gioco. 

Ivan Paterlini

Parma 360 Festival, mostre, installazioni, eventi

marzo 22, 2019 / no comments

Parma 360 Festival

Festival della creatività contemporanea, a Parma dal 6 aprile al 19 maggio 2019.

Mostre, eventi, laboratori, e dialoghi d’arte per menti curiose.

La mia installazione “Il gioco è il tempo” vi aspetta a Parma.

Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri.

Tutte le informazioni sul sito:
www.parma360festival.it

Il Gioco è il Tempo

novembre 27, 2018 / no comments

Art Adoption New Generation 2018

in collaborazione con Cortona Sviluppo con il patrocinio del Comune di Cortona

PAOLO MEZZADRI
IL GIOCO è il TEMPO

AUDITORIUM SANT’AGOSTINO
via Guelfa, 40 Cortona (Ar)

8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Ingresso libero

Cortona (Ar). Auditorium Sant’Agostino
Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo
a cura di Art Adoption
8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

#savethedate 📌 Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018

Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri.

#communication by Amalia Di Lanno — a Cortona.

Lettere Fuori Luogo

dicembre 29, 2017 / no comments

Lettere Fuori Luogo

“confronto, senza scontro, di visioni d’alfabeto condivise”

Sfruttando le lettere dell’alfabeto, gli artisti cremonesi Paolo Mezzadri e Marco Solzi, sperimentano diverse forme artistiche senza mai sovrapporsi ma anzi, supportandosi a vicenda nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi.

Solzi, abbandonati i possenti lampadari che si stagliavano dalle sue tele nei primi anni duemila, utilizza ora la iuta per dipingere cascate di lettere intrecciate, un bla bla bla infinito alla ricerca di parole inattese, segni grafici in bilico tra immagine e significato, verbo e visione. Monocromie di lettere, grandi e piccole, dipinte su fondi dai colori accesi e con campiture dalla lucida finitura, svelano l’inespresso, spesso con le parole icone LOVE e AMORE.

Le sculture di Paolo Mezzadri invece prendono vita grazie all’utilizzo di lettere di ferro arrugginito sovrapposte in intrecci sospesi. Momenti cinetici di “non detto” che approdano in sequenze verbali fotografate su leggere veline e incorniciate, per antitesi, in riquadri di ferro pesante. Andando oltre i confini degli spazi canonici della galleria, le lettere di Mezzadri scivolano nel pavimento costringendo il visitatore a calpestare un mare di ferro e invogliandolo così ad esplorare, contemplare e riflettere sul loro significato.

Lettere Fuori Luogo
A Novembre-Dicembre 2017,

Pikidi Arte, Via Damiano Chiesa, Cremona

Lettere Fuori Luogo

Lettere Fuori Luogo

Orticolario, Villa Erba Lago di Como

settembre 25, 2017 / no comments

Progetto: Dehor Design Your Horizon
Ad Oticolario, Villa Erba, Cernobbio (Lago di Como)

Il 29-30 settembre ed il 1 ottobre 2017.

Orticolario è un omaggio alla natura attraverso una concezione evoluta del giardino, da cogliere con il fascino discreto del fiore, con i suoi profumi e colori, in un percorso sensoriale, con la complicità del lago.

La prestigiosa collocazione nel complesso di Villa Erba, con il suo parco in riva al lago e un esclusivo centro espositivo, si riallaccia alla tradizione che ha visto nel passato le ville lariane protagoniste di importanti esposizioni florovivaistiche e permette di offrire al visitatore uno scenografico sfondo naturale ai temi della cultura e della valorizzazione del paesaggio, della botanica e della biodiversità.

Dialoghi

Questa serie di pezzi raccontano di noi e delle nostre sagome di quanto in un “perimetro vita” riusciamo a scoprire e condividere tutti gli spazi che abbiamo a disposizione .
Lettere che non solo raccontano ma che danno una vera e propria sagoma al nostro essere quotidiano.
Alte 2,8 mt.
Silenziose aspettano racconti e possibili dialoghi.
Anno: 2017
Misure: 750×2800 cm, circa.<br>
Materiale: Ferro e passione.

 

Il peso delle cose

agosto 23, 2017 / no comments

IL PESO DELLE COSE a cura di Francesco Mutti è progetto di scultura contemporanea concepita nell’ambito di una profonda ricerca sul valore reale della nostra esistenza. Tre gli autori chiamati in causa: Paolo Mezzadri (Cremona, 1966), Massimiliano Roncatti (Firenze, 1986), Pierluigi Slis (Wuppertal, 1974).

Il peso, più di molti altri elementi, è simbolo del legame che noi tutti possediamo con la terra che ci ospita e che ci ha consegnata la vita. Risultato diretto di una delle inalienabili forze dell’universo – la gravità – la sua comprensione è metafora del valore che l’uomo assegna agli avvenimenti della propria esistenza così come a certi suoi stati d’animo.

Anche l’arte, in tale contesto di conoscenza, è chiamata a dare il proprio contributo, caricandosi sulle spalle il fardello del cambiamento, o per lo meno di una rinnovata sensibilizzazione in tal senso.

Consapevolmente, Mezzadri, Roncatti e Slis cementano le fondamenta di una nuova idea di scultura, lontana finalmente dal concetto di arte per l’arte, attraverso un linguaggio estetico fresco, originale ed emotivo che ne recuperi la sua imprescindibile funzione sociale.

“MEZZADRI, RONCATTI, SLIS – IL PESO DELLE COSE” a cura di Francesco Mutti

25 agosto – 23 settembre 2017, Centro Formazione Arti Visive, Piazza Guerrazzi, Cecina (LI), col patrocinio del Comune di Cecina e in collaborazione con l’Associazione Targa Cecina, la Direzione del Centro Formazione Arti Visive e l’Istituto Gemelli 2.0.
Vernissage venerdì 25 agosto ore 19:00.
Apertura: 26.08-10.09, ore 18:00-23:00; 11.09-23.09, ore 18:00-20:00.


“Il peso: più di molti altri elementi, simbolo della nostra esistenza e del legame che noi tutti possediamo con la terra che ci ospita e che ci ha consegnata la vita. Risultato diretto di una delle forze inalienabili dell’universo – la gravità – il peso evidenzia tutti i limiti e i difetti del sofisticato e complesso empirismo che ha contraddistinto il cammino dell’uomo nel corso dei secoli, nei confronti proprio di quella Natura che non manca ciclicamente di far sentire la propria autorevole voce: poiché a una scelta del tutto arbitraria di regolare le proprie unità di misura partendo da un’esperienza storica e sociale osservabile e condivisa che garantisca stabilità all’intero sistema, proprio il peso – benché ugualmente classificabile secondo convenzionali e ben definiti intervalli – avrà sempre idealmente in sé un’imprescindibile componente esterna alla quale, sino al momento in cui non abbandoneremo il nostro pianeta, dovremo sempre sottostare. Dunque, ancora, gravità.

Consapevoli dell’importanza di questa forza; e attraverso la metafora del concetto di peso, identico in ogni luogo della terra per quantità identiche di materia, si è soliti considerare determinanti – o irrilevanti – certi stati d’animo, certe considerazioni personali o il valore che ciascuno di noi vuole e può assegnare agli avvenimenti della propria esistenza, comparandone o traducendone l’entità sia dal punto di vista fisico che emotivo e letterario, nella certezza adolescenziale che, tale valore, sia allo stesso tempo contingente e assoluto; mentre alla singolarità degli eventi è assegnato l’illusorio compito di giustificarne la natura.

Dando al concetto di peso l’importanza di un valore comprensibile benché non quantificabile a priori e che, in effetti, ormai prescinde da quello fisico originario, l’uomo tende dunque a modificare la propria visione a seconda del momento e della situazione in cui si trova coinvolto, in virtù di una capacità di adattamento connaturata. Eppure, questa condizione alla lunga ha offuscato il suo giudizio proprio per la grande varietà a cui ha dovuto o voluto rispondere: la nostra società attuale ha del tutto dimenticato il reale valore della propria esistenza e brancola nel buio alla ricerca di una condizione di stabilità che ne sia, a tempo determinato o meno, valido sostegno.

Anche l’arte è chiamata a dare il suo contributo: essa in realtà dovrebbe e potrebbe rispondere a questa necessità se non fosse preda dello stesso sistema che si propone di salvaguardare. In ogni caso, nell’impossibilità di un cambiamento radicale che possa recuperare l’intero panorama alla saggezza perduta, alcuni sporadici interventi di sottobosco si caricano sulle spalle il fardello del cambiamento, o per lo meno di una rinnovata sensibilizzazione in tal senso, facendo presagire l’approssimarsi di un vento nuovo. Un sottobosco capace – con la proprie decisioni – di arricchire di elementi genuini la percezione minuta e per molti versi provinciale in cui l’arte versa, incuriosendo tutti coloro che si troveranno a incrociarne lo sguardo; e di chiarire a certe sorde alte sfere di comando come sia preferibile la sincerità della ricerca – futuribile, incerta eppure entusiasmante – alla polverosa certezza dell’apatico profitto presente.

Il progetto IlPeso delle Cose propone tre interventi scultorei che respirano a pieni polmoni il fermento di questo sottobosco e che possiedono la matrice di una conoscenza che voglia lasciar traccia di sé: quello del cremonese Paolo Mezzadri, una vita passata tra acciaio e ferro alla ricerca di un equilibrio emotivo che sappia dar voce alla moltitudine dei suoi pensieri e delle sue riflessioni sulla vita; del fiorentino Massimiliano Roncatti, vero talento di una scultura italiana in marmo purissimo ancora in grado di essere contestativa e tecnica, installativa e dinamica senza correre il rischio di apparire mero omaggio o, ancor peggio, piaggeria da plagio; infine quello del trevigiano Pierluigi Slis, intriso di contemporaneità mitteleuropea e capace di esaltare il potere delle idee sui barocchismi esecutivi – così come già ampiamente dimostrato nell’ambito della più celebrata rassegna veneziana del 2011.

Consapevolmente, Mezzadri, Roncatti e Slis cementano le fondamenta di una nuova idea di scultura e si fanno portavoce di una schiera sempre più numerosa di talenti cristallini che incontrano l’arte a metà strada, procedendo guardinghi tra compagnie poco raccomandabili, servitori dal salamelecco facile e consiglieri istruiti alla vendita. Lo fanno già da un po’, attraverso vie del tutto diverse eppure con risultati che sorprendono all’unanimità, per la freschezza del linguaggio, l’originalità della proposta, la forza del messaggio veicolato. Il quale traduce in forma sintetica quei rivolgimenti emotivi e fisici a cui l’arte in generale – ma più in particolare proprio la scultura – si dovrebbe opporre, in risposta a un momento in cui la si vede costretta a una mercificazione esasperata, a un evidente impoverimento intellettuale, a una (ri)strutturazione neo-manierista di sciocco spessore.

Allontanata la ricerca in nome di un’estetica obiettivamente fallata, l’arte si avvicina dunque a un bivio ormai non più così lontano: proseguire rivolgendo a se stessa le proprie attenzioni come unica risposta possibile al decadimento della società e, in questo senso, registrarne lo sfascio; o rialzarsi nelle intenzioni dei suoi protagonisti più autorevoli così come di quelli più nascosti, banalizzando finalmente la mediocrità e levando gli scudi per la forza delle idee: poiché è il peso delle cose a giustificare le azioni che dedichiamo al nostro quotidiano, alla nostra cultura e a chi verrà in futuro.

Sebbene, di ciò, dimostriamo d’avere ancora ben poca consapevolezza.

All’interno di una più completa idealizzazione dell’intervento artistico nella quale l’opera possa divenire ora riqualificazione intellettuale; ora sensibilizzazione sociale nei confronti di un fare oltremodo complesso e intransigente come lo è da sempre la scultura; ora familiarità nei confronti di un contemporaneo italiano concettuale e intenso, inattaccabile nelle forme e nei contenuti tanto da rappresentare degnamente le ragioni che a questo sottendono, il progetto si fonda dunque sul concetto di peso in relazione al reale valore da assegnare agli aspetti della vita e, tramite l’arte, esemplificarne o chiarirne il significato: andare all’essenza, scavare a fondo e riconsiderare il mondo per quello che è – e non per come appare – diviene dunque operazione prima di tutto simbolica, intellettuale, emotiva e successivamente fisica, materica, visiva, considerata quella particolare e inalienabile natura che ci rende comunque esseri umani.

L’intervento di Paolo Mezzadri rispecchia in pieno quelle che sono, in realtà, le dinamiche di una più sottile e concettuale analisi dell’individuo, isolato dalla società di cui fa parte in virtù di uno studio sulle spinte emotive e fisiche della propria anima. Un’anima poetica e pragmatica al contempo che ama, desidera, scrive e racconta: e che misura il tempo in cui vive con una sensibilità che altera il comune senso di peso. Un’anima inoltre che raccoglie diligentemente informazioni e le rielabora sotto forma di ricordi e di messaggi, siano questi positivi o negativi, individuali o comunitari, nella considerazione riflessiva che l’inconoscibile sia, prima di tutto, dentro noi stessi.

Massimiliano Roncatti è invece l’artista che più degli altri sostiene lo scotto di un contemporaneo privato del suo tenore: e abbandona di netto l’idea di una scultura per la scultura per concentrarsi sull’allontanamento da quell’estetica fine a se stessa che appare più vera rinuncia che scelta ragionata. Estremamente in linea con l’analisi fisica dei risvolti economici, sociali e politici di cui l’arte è conseguenza e – talvolta – spinta, attraverso i suoi marmi Roncatti analizza la nostra società con grande forza espressiva, puntando l’attenzione su felici associazioni di idee tese alla sensibilizzazione violenta del singolo. La nostra realtà quotidiana, individuata nella propria complessità, viene destrutturata e riassemblata in concetti assoluti che ne interpretano la condizione, assecondando una spiccata propensione alla contestazione sociale attiva e propositiva che lega l’arte al nostro contemporaneo.

A ciò si ispira infine Pierluigi Slis: da sempre affascinato dalla non-convenzionalità dei materiali come sinonimo di funzionalità e comunicazione, ha inteso la propria presenza nel primigenio interesse per il concetto di peso in quanto conoscenza. Ponendo in relazione il presente e il suo possibile, l’intenzione e l’azione, egli mette in luce gli effetti dell’autoanalisi sullo stato di consapevolezza individuale fisica ed emotiva a cui l’uomo è attratto, in ragione di un rapporto ugualmente antitetico e organico tra singolo e società: l’osservazione misurata di ciò che l’uomo crea per se stesso tradisce la volontà di tramandare il proprio sapere al di là del prodotto realizzato, sia questo artistico o industriale. Tale inconscia percezione si palesa nella gioia che egli raggiunge in rapporto a un’intenzione definita probiotica; di contro, si svuota per ciò che è considerato antibiotico. L’arte, come prodotto, non può sottrarsi a questo fatto: l’intenzione probiotica si alimenta dunque mediante la consapevolezza, la consapevolezza mediante la cultura. Il saper fare desidera quindi anche un saper essere: mentre la sola cosa che non potremo mai possedere – il tempo – si fa carico per ciascuno di noi del risultato delle nostre azioni.”

Francesco Mutti

Biennale di Soncino 2017

giugno 29, 2017 / no comments

L’Associazione Culturale Quartiere3, con il patrocinio del Comune di Soncino è lieta di invitarla all’inaugurazie della mostra collettiva di arte contemporanea

IX BIENNALE DI SONCINO. A MARCO

che si terrà:

Sabato 26 agosto 2017 alle ore 17,03
presso la Rocca Sforzesca di Soncino CR

dal 26 agosto al 24 settembre

sedi selezione ufficiale:

Rocca Sforzesca Largo Salvini, 1
Ex Filanda Meroni Largo Cattaneo
Museo della stampa Via Lanfranco, 8
Bosco urbano

aperture:

sabato e domenica
dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00
La “IX Biennale di Soncino. A Marco” è un viaggio culturale internazionale in uno dei “Borghi più belli d’Italia” in memoria del disegnatore soncinese Marco Grazioli.
L’ organizzazione è a cura dell’Associazione Culturale QUARTIERE 3 e dell’artista Demis Martinelli.

INVITO E MAPPA

COMUNICATO STAMPA

 

 

Biografia e Recensione

aprile 13, 2017 / no comments

Biografia

Paolo Mezzadri: classe ’66, Cremona. Dopo una lunga esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, nel 2010 decide di intraprendere un percorso nuovo e sicuramente molto creativo ed apre prima MyLab Design ed in seguito Metallifilati.

Come recita il nome stesso dell’azienda ” il sogno” è di poter realizzare, vivere e condividere emozioni partendo dalla semplicità del gesto… il gesto di un laboratorio mentale (e non solo), dove provare, sperimentare, incontrare ed attraversare elementi concreti con elementi assolutamente visionari. Partecipa ad Euroflora e al Salone Nautico di Genova con elementi d’arredo ed oggettistica, al MACEF, al Fuorisalone di Milano e ad Home Garden di Milano, con oggetti che si caratterizzano per varietà di proposta.

Realizza per il gruppo IMPREGILO, il segnalibro in occasione della presentazione del tracciato della nuova tangenziale esterna di Milano; ha esposto a Febbraio 2012 all’evento “Arte Cremona”, nel 2013 alla manifestazione “Arte Piacenza” e ultimamente alla mostra di “Arte Accessibile” di Milano.

Ha collaborato con il comune di Paratico e i suoi “Giocolieri” ora arredano lo splendido lungo lago. Nel novembre 2014 si è tenuta la sua prima mostra personale negli spazi della Fondazione San Domenico di Crema.

Dal 1 maggio al 18 ottobre 2015 partecipa a Summer Art, presso il JW Mariott Venice Resort & Spa sull’Isola delle Ros,e nella laguna di San Marco a Venezia – Progetto Venezia 2015: Sculture nel Parco (mostra collettiva).

Paolo Mezzadri ha partecipato con alcune opere all’VIII Biennale di Soncino, dal 29 agosto al 20 settembre 2015.
Le sue opere sono esposte in modo permanente negli spazi di una vecchia Filanda a Soresina (Cr).

Dal 10 Ottobre all’8 Novembre 2015 ha partecipato alla mostra Real Visuali a Savona.

Dal 3 al 15 Dicembre 2015 ad URBAN HUB COLLECTIVE : “Please leave your world here” alla Fabbrica del Vapore, a Milano.

Dal 12 al 14 Marzo 2016 ad ARTE Cremona, fiera d’arte contemporanea e moderna

Dal 22 al 30 Ottobre 2016, “Situazioni Contemporanee”, a Villa Tasca, Brembate (Bg)

Dal 26 Ottobre al 28 Novembre 2016, “Talk is Cheap”, presso Spaziocorsocomo9, a Milano.

Dal 11 al 13 Marzo 2017, “Arte Cremona 2017”.

Sarà presente alla Biennale di Soncino anche per il 2017, la IX edizione.

Recensione

Il punto di partenza è il ferro: la sua origine e la sua storia, personale e artistica. La forza è il punto d’arrivo: in mezzo forme piegate, contorte, tagliate, concave e convesse, levigate o arrugginite. Paolo Mezzadri è attratto dallo “sbaglio di natura” per dirla con Montale, da quell’anello che non tiene e che fa andare oltre, fa scoprire ciò che la materia tiene tutto per sé e svela solo ai più attenti, ai curiosi, a chi non teme la rivelazione.

Le lettere: facile chiamarle lettere, facile pensare che siano solo parti di un codice comunicativo. Chi lo dice che le lettere dell’alfabeto sappiano sempre cosa dire? Si aggrovigliano, a volte, le lettere dell’alfabeto: dentro di noi, nella nostra testa, nel nostro cuore e vorrebbero dire ma non ci riescono, perchè spesso quello che hai dentro è così urgente che vorrebbe uscire tutto insieme e allora le lettere non fanno in tempo a scrivere, a scriversi… Le lettere di Paolo Mezzadri spesso sono in caduta libera o si aggrovigliano o sono inscritte in squadrati cubi assemblati in un’installazione che parla di esami, della sensazione di essere sempre sotto esame e di non voler più stare a questo gioco disumano del “chi è il più bravo”.

E allora si urla: quando non se ne può più, si urla da un megafono tutto ciò che si ha in corpo e l’urlo si deposita e si deforma, anzi si fa forma, contorta, piegata dall’urto/urlo, dolore che diventa solido, voce che si fa ferro e che si piega con la stessa forza di un enorme pugno nello stomaco. Perchè spesso l’urlo, per farsi sentire, davvero, prima deve farsi vedere, deve rendersi tattile, deve fare male, deve essere fisico, deve farsi materia e poi farsi sentire, in un paradossale gioco sinestetico.

E solo quando l’urlo si è fatto vista e udito insieme, quando ha dato sfogo a tutta la sua fisicità, solo allora l’urgenza espressiva lascia il posto alla sedimentazione, all’ironia affilata, al rasentato, garbato sarcasmo degli omini in scalata, delle forme umane che a fatica cercano di alzarsi e camminare su una superficie che sembra trattenerle. Essi sono la riflessione su ciò che siamo, urli a parte. Trappole intrappolate in una società che ci pone costantemente sotto esame, che ci vuole rampanti, poco importa se baroni o no, e che ci riduce a fragili esseri informi nel magma dei nostri stessi pregiudizi, ironicamente leggeri nella nostra scalata, altrettanto ironicamente  in equilibrio instabile nella nostra imminente, rovinosa caduta.

E’ uno sguardo disincantato sulla realtà, sul nostro frenetico arrabattarci che ci fa perdere continuamente tempo, che non ci fa vivere il presente presi come siamo dall’ansia per il nostro futuro; uno sguardo ironico e benevolo su quell’esserino piccolo piccolo che è l’uomo per cui Mezzadri nutre il più grande, smisurato amore.

Donatella Migliore

Situazioni contemporanee

ottobre 20, 2016 / no comments

“Situazioni contemporanee”, dal 22 al 30 Ottobre 2016.

La mostra di Pittura, scultura e istallazioni, sarà allestita nelle suggestive sale della Villa Tasca di Brembate e nel giardino intorno alla Villa.

Inaugurazione sabato 22 ore 16, Orari: sabato e domenica 10-12,30 e 16-19